FIFA, IL MONDIALE DEL MARCHESE DEL GRILLO: “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN C…”

Il clamoroso salvataggio di Balogun: quando la geopolitica calpesta il regolamento e il calcio abdica alla Casa Bianca.

.Ci sono sere in cui, davanti a un caffè o a una birra media, ti trovi a commentare cose che con lo sport non hanno più nulla a che fare. Cose che sanno di farsa, di potere assoluto, di quel calcio moderno che ha definitivamente venduto l’anima al miglior offerente. L’ultimo schiaffo alla credibilità arriva direttamente dai piani alti della FIFA, che per il Mondiale americano ha deciso di rispolverare il famigerato copione del Marchese del Grillo: “Io sono io, e voi non siete un c…”.Il fatto: la giustizia “congelata” per decreto Folarin Jerry Balogun, attaccante degli Stati Uniti, si fa espellere nella partita contro la Bosnia. Rosso diretto. Regolamento alla mano, dovrebbe saltare l’ottavo di finale contro il Belgio di Rudi Garcia. Un danno enorme per la nazionale ospitante, un problema per gli ascolti tv, uno smacco per lo show.

Ed ecco che Gianni Infantino e il suo clan tirano fuori dal cilindro il coniglio della vergogna: l’articolo 27 del codice di disciplina. La squalifica viene “congelata” per un anno, come misura cautelare. Balogun potrà giocare. Dovrà solo “fare il bravo” fino alla prossima estate. Una specie di messa alla prova, una missione umana di recupero sociale applicata a un cartellino rosso. Roba da non crederci.

L’ombra della Casa Bianca e il post di Trump

A confermare che non si tratta di una decisione di campo, ma di un accordo politico ai massimi livelli, ci ha pensato lo stesso Donald Trump, che sul suo social Truth ha ringraziato pubblicamente la FIFA per aver “posto rimedio a una grave ingiustizia”.

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Secondo le indiscrezioni lanciate da The Athletic, il pressing sarebbe partito direttamente dalla Casa Bianca.

La FIFA?

Non commenta, non smentisce, tira dritto. Infantino e i suoi soci hanno ormai il potere assoluto: decidono chi gioca, dove, a che ora e a quale altitudine. Nessuno può metterli in crisi. Cancellare la squalifica della stella del Paese che organizza e ospita il torneo non è una proposta: è un atto indecente di chi risponde solo ai propri interessi economici e geopolitici.

Il precedente e l’effetto domino Per giustificare questa porcata viene sbandierato il precedente di Cristiano Ronaldo (a cui fu ridotta la squalifica da 3 a 2 turni per le qualificazioni). Ma qui siamo oltre: siamo all’annullamento preventivo.

Infatti, la Federcalcio francese ha già annusato l’aria e sta studiando il modo di chiedere la cancellazione dell’ammonizione di Olise per evitargli la squalifica in semifinale.

Se vale tutto per gli USA, perché non per gli altri? Il codice disciplinare è diventato un elastico che si tira a piacimento dei potenti.

Dove arriveremo?

A questo punto, la provocazione sorge spontanea e amara: se questo è l’andazzo, cosa dobbiamo aspettarci?

Se gli Stati Uniti non dovessero vincere il Mondiale, le squadre avversarie e i tifosi stranieri rimasti in America verranno arrestati dalla milizia di Trump per immigrazione clandestina e deportati?

Siamo davanti alla morte del merito sportivo. Il calcio dei tifosi è finito; oggi assistiamo a uno spettacolo scritto a tavolino, dove le regole si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici.

Voi cosa ne pensate? Vi va ancora di esultare per un gol o è il momento di spegnere la TV? Ci vediamo nei commenti.

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