Buongiorno da nonno Gigio
*Si accomodi, si accomodi pure al tavolo. Il caffè è appena uscito, fumante e nero come piace a noi. Si sieda vicino a me, che le carte di oggi hanno un sapore strano, un misto di arroganza e confusione.
*Ah, la domanda delle cento pistole: *”Ci è o ci fa?”*.
Me lo chiedono sempre i clienti al bar quando vedono passare in televisione certi “personaggi”. È una domanda che nasconde una verità amara, quella che ho imparato in anni passati a stringere bulloni e a guardare la gente negli occhi mentre chiedeva il conto.
Ecco la riflessione per il nostro blog, *4 Amici al Bar di Grazia*.
## Il buongiorno di Nonno Gigio:
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La Maschera e il Motore Siamo qui, davanti a un caffè, a chiederci se il Presidente d’Oltreoceano — o chiunque altro, a dire il vero — sia davvero così, oppure se stia solo recitando una parte per compiacere il suo pubblico.
*”Ci è o ci fa?”*.
Da meccanico, la risposta l’ho sempre saputa. Quando un motore fa un rumore strano, non mi chiedo se il motore “lo faccia apposta” per infastidirmi. Il rumore è quello.
Se il pistone sbatte, il pistone sbatte. Se il carburatore è sporco, la macchina tossisce.
Che il guasto sia voluto o per incuria, la realtà è che la macchina non funziona.*
*Nella politica, come nella vita, la distinzione tra “essere” e “fare” è diventata sottile come una carta velina.**
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C’è chi recita una parte, convinto che il teatro sia la sostanza. Costruiscono un personaggio, una maschera, e la indossano così a lungo che, alla fine, si dimenticano di chi c’era sotto. È come un muro che ho visto costruire tanti anni fa: storto fin dall’inizio. Il muratore diceva: *”Tranquillo, basta raddrizzare con l’intonaco”*.
Ma il muro era storto, e l’intonaco nascondeva solo la crepa che, prima o poi, si sarebbe aperta.
Se un leader, o un uomo, passa il tempo a gridare, a fare il bullo, a dire cose senza senso per vedere l’effetto che fa, beh… a un certo punto non importa più se stia fingendo o meno.
**Se ogni giorno scegli di comportarti come un folle, alla fine sei un folle.**
La scelta di “farlo” diventa “essere”. La lezione che ho imparato al bancone del bar è che le persone non sono le loro parole, sono le loro azioni. Le parole volano via col vapore del caffè, ma le azioni restano sulla tovaglia. Quando guardo chi siede su quella poltrona — quella che conta, quella che muove i destini — non cerco la coerenza del personaggio, cerco la stabilità della struttura. Cerco di capire se, sotto quella recita, c’è una base solida o se stiamo solo aspettando il crollo. Quindi, amici miei, smettiamola di chiederci se ci stiano prendendo in giro.
La domanda giusta non è “ci fa?”, ma:
**”Perché glielo lasciamo fare?”**.
Se al bar qualcuno entrasse urlando e rovesciando i tavoli, non ci chiederemmo se è un attore o un pazzo. Gli chiederemmo di uscire.
*La società si capisce meglio quando si sta insieme… magari davanti a un caffè. Ma occhio a chi versiamo il caffè.*—
l**Nonno Gigio***
Allora, che ne dici? Ho centrato il punto o sono diventato troppo cinico con l’età?* Dimmi la tua nei commenti……..
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