Assenze, fedeltà e la strana aritmetica del merito

In un Paese normale, chi salta il 94% delle sedute verrebbe accompagnato alla porta. In Italia, se ti chiami Marta Fascina, vieni riconfermata in Commissione Difesa. E chi rivendica presenze, studio dei dossier e lavoro quotidiano finisce altrove.
È il cortocircuito che sta facendo discutere dentro e fuori Forza Italia. Una commissione che dovrebbe vigilare su esercito, missioni internazionali, equilibri strategici, si trasforma – dicono i critici – in un reliquiario politico, dove la fedeltà al passato pesa più dell’impegno nel presente.
Tra le voci più esplicite c’è quella di Roberto Bagnasco, che ha rivendicato presenze e lavoro sui provvedimenti più delicati. “Non funziona così un partito”, ha protestato. Ma la realtà sembra raccontare altro: funziona esattamente così, quando la logica non è quella del merito ma quella dell’equilibrio interno, delle fedeltà, dei simboli.
Il nodo politico è semplice e spinoso insieme: può un alto tasso di assenze conciliarsi con la responsabilità istituzionale? La questione non è personale, ma sistemica. In gioco non c’è solo una poltrona, ma il senso stesso della rappresentanza.
L’argomento “era la compagna di Silvio Berlusconi” aleggia nei commenti più maliziosi. Ma la politica non dovrebbe essere un’eredità sentimentale. Dovrebbe essere presenza, studio, responsabilità. Se il Parlamento è il luogo dove si decide su guerra e pace, sicurezza e missioni, l’assenza non è un dettaglio statistico: è sostanza democratica.
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La provocazione che circola – “paghiamole il 6% dello stipendio” – fotografa l’indignazione di una parte dell’opinione pubblica. È uno slogan, certo, ma nasce da una frattura più profonda: quella tra cittadini che faticano ogni giorno e rappresentanti che sembrano sottrarsi al dovere primario della presenza.
La domanda, allora, non è solo perché Marta Fascina resti in Difesa. La domanda è cosa resta da difendere di una politica che considera l’assenza un incidente trascurabile e la fedeltà una moneta più spendibile della competenza.
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La chiosa di Nonno Gigio
Nonno Gigio ha ascoltato il dibattito senza interrompere, poi ha appoggiato la tazzina.
«Figli miei, in Parlamento non si va per ricordare qualcuno, ma per servire qualcuno: i cittadini.
Se manchi quasi sempre, non sei perseguitato: sei assente. E l’assenza, sul lavoro, si chiama in un modo solo.
La politica è come il pane: va fatta ogni giorno. Se la lasci lì, diventa dura. E quando diventa dura, a pagarla sono sempre gli stessi.»
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