Anche all’amichetismo meloniano c’è un limite (e l’hanno posto i giudici contabili)

C’è una legge non scritta, nel familismo politico italico, che suona più o meno così: finché puoi, piazzali. Parenti, amici, ex compagni di merende, fedelissimi di ogni risma. Ma c’è anche una legge scritta, nei regolamenti della Corte dei Conti, che suona in modo diverso: per diventare magistrato contabile servono requisiti. E un ginecologo, per quanto ben voluto a Palazzo Chigi, non può improvvisarsi togato solo perché è il capo di gabinetto del ministro della Salute Orazio Schillaci . Così, dopo settimane di voci e di imbarazzi, il Consiglio di presidenza della giustizia contabile ha detto no. Un parere negativo, non vincolante ma pesantissimo, sulla nomina di Marco Mattei. E il governo, che pure potrebbe tirare dritto in virtù della non obbligatorietà del parere, sta riflettendo. Meglio ritirarsi in buon ordine che scatenare una nuova guerra con le toghe.
La vicenda, in sé, è quasi comica. Marco Mattei, 64 anni, ex sindaco di Albano Laziale per due mandati, assessore regionale nella giunta Polverini, è un medico. Un ginecologo . Punto. Non ha mai studiato diritto, non ha mai esercitato la professione forense, non ha mai scritto una sentenza in vita sua. Eppure, il governo – per la legge, può nominare una quota dei giudici della Corte dei Conti – ha pensato bene di indicarlo come magistrato contabile. La reazione delle opposizioni è stata fulminea. “Un amico di Giorgia e Arianna Meloni”, lo ha definito il deputato M5S Alfonso Colucci, ricordando anche il caso di Raffaele Borriello, nominato magistrato contabile e poi richiamato dopo sette giorni dal ministero dell’Agricoltura . Lo schema, sempre lo stesso: un posto sicuro, una poltrona calda, una copertura per i fedelissimi.
Ma la Corte dei Conti, questa volta, non ha sorriso. Guido Carlino, presidente del Consiglio di presidenza, ha spiegato che non c’è nulla di personale contro Mattei. Semplicemente, mancano i requisiti. “Un ginecologo alla Corte dei Conti è inappropriato”, hanno tuonato i magistrati contabili, che avevano già preparato il terreno con una lettera di protesta . L’Associazione magistrati contabili, guidata da Donato Centrone, non ha usato giri di parole: la nomina è “quantomeno peculiare”. E il parere negativo, arrivato all’unanimità, è stato un colpo al cerchio della politica.
E qui veniamo alla politica, appunto. Perché Meloni, dopo la batosta del referendum sulla giustizia del 2025 – il “disastro” di cui parlava Diliberto – ha capito che attaccare frontalmente le toghe è un’arma a doppio taglio . La strategia, elaborata con Fazzolari, Mantovano e Arianna, è cambiata: colpire senza personalizzare, parlare di giudici senza nominare la premier, evitare che il voto si trasformi in un referendum sul governo . Ma il caso Mattei è un’altra storia. Qui non c’è un giudice che sconfessa un decreto sicurezza o un migrante che ottiene il risarcimento. C’è un governo che prova a piazzare un amico in un posto per il quale non ha titoli. E la magistratura contabile, che pure è meno “politica” di quella ordinaria, ha detto no. Educatamente, ma fermamente.
Ora, Mattei resta al ministero della Salute. Il suo nome, sul sito del dicastero, campeggia ancora come capo di gabinetto . E lì, probabilmente, rimarrà. Perché la Corte dei Conti ha dato il parere negativo, ma non può imporre nulla. Il governo può ancora decidere di nominarlo lo stesso, oppure ritirare la candidatura. A Palazzo Chigi, dopo mesi di fibrillazioni e di calcoli, stanno optando per la seconda ipotesi. Perché un nuovo scontro con le toghe, in questo momento, sarebbe come gettare benzina su un fuoco già acceso. E perché, in fondo, l’amichetismo ha un limite: quando urta contro la realtà, si scontra. E la realtà, stavolta, ha il volto severo di un parere negativo scritto in burocratese.
Il caso Mattei insegna una lezione che la destra italiana, da Berlusconi in poi, non ha mai imparato. Si può governare con gli amici, ma non si possono mettere gli amici dappertutto. Le istituzioni, quelle vere, hanno le loro regole. E quando i regolamenti sono chiari – per diventare magistrato contabile servono competenze giuridiche – non c’è “amicizia politica” che tenga. Meloni, che sulle toghe ha costruito parte della sua narrativa, ora scopre che alcune toghe sono più difficili da attaccare di altre. Soprattutto quando la motivazione del loro dissenso non è ideologica, ma tecnica. E la tecnica, si sa, è uguale per tutti. Anche per i ginecologi.
CesioEndrizzi
Mettiamo da parte per un attimo i ricordi dell’officina e della livella, e guardiamo dritti ai fatti nudi e crudi che Cesio ci ha messo sul tavolo, perché questa vicenda di Marco Mattei ha dei contorni precisi che meritano di essere analizzati riga per riga.
Ecco come stanno le cose, cifre e ruoli alla mano:
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I fatti della nomina e il “No” dei magistrati
- Il profilo del candidato:Marco Mattei ha 64 anni. Nella sua vita è stato sindaco di Albano Laziale per due mandati e assessore regionale nella giunta Polverini. Di professione è un medico ginecologo. Attualmente ricopre l’incarico di capo di gabinetto del ministro della Salute, Orazio Schillaci. Non ha alle spalle studi di diritto, non ha mai esercitato la professione forense, né ha mai scritto una sentenza.
- Il meccanismo della scelta:Il governo, per legge, ha il diritto di nominare una quota dei giudici della Corte dei Conti. Ha quindi indicato Mattei per coprire uno di questi posti da magistrato contabile.
- La reazione tecnica:Il Consiglio di presidenza della giustizia contabile, guidato dal presidente Guido Carlino, ha espresso all’unanimità un parere negativo sulla nomina. L’Associazione magistrati contabili, presieduta da Donato Centrone, ha definito la scelta “quantomeno peculiare”. La motivazione ufficiale non è politica o personale, ma puramente tecnica: mancano i requisiti e le competenze giuridiche necessarie per svolgere quel ruolo.
Il contesto politico e i precedenti
Le opposizioni sono intervenute subito duramente sulla vicenda. Il deputato del Movimento 5 Stelle, Alfonso Colucci, ha definito Mattei “un amico di Giorgia e Arianna Meloni”.
Non è il primo caso che solleva polemiche di questo tipo: le minoranze hanno ricordato anche il precedente diRaffaele Borriello, il quale era stato nominato magistrato contabile e poi richiamato dal ministero dell’Agricoltura dopo appena sette giorni.
La natura del parere:È fondamentale specificare che il parere espresso dal Consiglio di presidenza della Corte dei Continon è vincolante, ma solo consultivo. Legalmente, il governo potrebbe decidere di tirare dritto e confermare comunque la nomina di Mattei.
La strategia di Palazzo Chigi dopo il referendum del 2025
I fatti ci dicono che Palazzo Chigi sta valutando il ritiro della candidatura per evitare di aprire un nuovo fronte di scontro con la magistratura.
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Questo cambio di atteggiamento si inserisce in una cornice più ampia. Dopo la pesante battuta d’arresto subita nelreferendum sulla giustizia del 2025— quello che l’esponente politico Diliberto ha definito un “disastro” —, la linea strategica del governo (elaborata da Meloni insieme a Fazzolari, Mantovano e alla sorella Arianna) è mutata. La nuova parola d’ordine è evitare lo scontro frontale e personalizzato con le toghe per impedire che ogni decisione si trasformi in un referendum sulla stabilità dell’esecutivo.
Nel caso specifico di Mattei, l’ostacolo non è arrivato da un giudice ordinario che ha contestato un decreto sui migranti o sulla sicurezza, ma da un organo tecnico-contabile che ha semplicemente applicato i propri regolamenti interni. Ad oggi, il nome di Marco Mattei compare ancora sul sito del Ministero della Salute nel ruolo di capo di gabinetto.
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