Aldo Moro (il presidente mancato)

Era giovedì 16 marzo 1978, il politico Aldo Romeo Luigi Moro, si svegliò alle 6:30 del mattino come tutti i giorni, appena sveglio mangiò delle uova, poi si cambiò e verso le 9:00 del mattino salì in macchina. Quando la macchina fece marcia indietro, dei mitra iniziarono a sparare, e i colpi sembravano essere stati sparati a caso. Quella mattina del marzo del 1978, in via fani, a Roma, i membri della scorta del presidente Moro: (Oreste Leonardi, Raffaele Lonzino, Francesco Zizzi e Alfredo Cortese) vennero uccisi. Gli uomini delel Brigate Rosse rapirono il presidente Moro e le portarono in macchina con la forza, lui non riportava ferite, ma era sotto shock. Da quel momento iniziarono i 55 giorni di supplizio del presidente Moro.

Un giovane sognatore:

La parabola di Aldo Romeo Luigi Moro, inizia il 23 settembre 1916, quando nasce a Maglie (un piccolo paese in provincia di Lecce). La famiglia Moro era una famiglia semplice ma colta, suo padre: (Renato Moro) era un ispettore sanitario e sua madre: (Fida Stinchi) era un insegnante. Aldo cresce in un ambiente pregno di valori e in particolare valorizzava l’impegno, lo studio e la religione cattolica. E inoltre Aldo mostrò fin da giovane un carattere riflessivo e sensibile e era molto incline all’analisi e alla ricerca della mediazione. Quando era solo un adolescente la sua famiglia si trasferì a Bari e qui Aldo Romeo Lugi continuò e prosegui gli studi al liceo classico. In più a Bari inizio ad avvicinarsi alle idee del cattolicesimo sociale, soprattutto grazie all’influenza dell’Azione Cattolica, un’organizzazione che avrebbe segnato profondamente il suo percorso umano e politico. Quando Aldo concluse il liceo, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Bari, e qui si distinse per la sua serietà e per il suo talento, ma anche per la sua profonda passione e fame di conoscenza. Nel 1939 a soli ventitré anni conseguì la laurea con il massimo dei voti e iniziò a insegnare nelle scuole il diritto penale. Sempre nello stesso periodo divenne presidente della federazione universitaria cattolica Italiana (FUCI), e questo ruolo gli permise du maturare una visone politica nuova, voleva un Italia rinnovata, democratica e fondata sui valori su qui erw cresciuto. Durante gli anni della guerra il regime di Benito Mussolini si fece sempre più violento e oppressivo, e questi fatti mescolati assieme cambiarono radicalmente quel giovane e inizio a partecipare attivamente alla resistenza senza mai mettersi troppo in mostra. Ma nelle tragedie c’è sempre una luce e quella luce fu proprio Aldo, infatti tra il 1942 e il 1943, un gruppo di giovani intellettuali, sacerdoti e giovani politici, tra qui lo stesso Aldo Romeo Moro, gettò le basi per un nuovo grande partito cattolico. E nel 1943, dalle ceneri del partito di Don Luigi Sturzo e grazie alla guida di Alcide de Gasperi, naque la Democrazia Cristiana (DC).

La democrazia Cristiana:

Nel 1945, dopo la fine della guerra, Aldo fu tra i protagonisti della rinascita politica e morale dell’Italia e nel 1946 quando aveva solo trent’anni di eletto a l’assemblea costituente (un organo che aveva il compito di scrivere la nuova costituzione). In quel assemblea Aldo si occupò dei diritti civili, della libertà religiosa e della tutela delle persone, e difatto portò avanti una visone umanista e profondamente cristiana. Oltre alla politica Aldo lavorava come professore nelle università e insegnava giurisprudenza, era amato da i suoi studenti per i suoi modi semplici, la sua passione e le sue maniere gentili. In più nella sua vita privata era molto semplice infatti pare che a cena mangiasse (la maggior parte delle volte) un uovo in padella. Nel 1945 Aldo Moro sposò Eleonora Chiavelli (una donna molto riservata e di grande fede cattolica), il loro matrimonio era molto unito ed era unito da un forte legame spirituale. Aldo e Eleonora ebbero quattro figli: (Maria Fida, Agnese, Anna e Giovanni), e per Aldo la sua famiglia era sempre il suo punto di riferimento, ciò che amava davvero, cercava sempre di essere presente e nonostante fosse un politico si presentava sempre a i colloqui genitori -insegnanti. Inoltre come ho già detto considerava l’insegnamento una vocazione e negli anni 40 insegnò diritto penale a l’università di Bari, nel 1945 ottene la cattedra di diritto costituzionale. Più tardi si trasferì a Roma dove continuo la professione da insegnante: Aldo Moro voleva istruire gli studenti al futuro. La carriera politica di Moro inizio nel 1943, da quel momento divenne più volte segretario e presidente della DC. Nel 1955 fu nominato ministro della giustizia, tra il 1957 e il 1959 fu ministro della pubblica istruzione e riformò le scuole medie. Fu più volte nominato ministro degli esteri negli anni 60 d negli anni 70. Tra il 1963 e il 1968 e poi tra il 1974 e il 1976 fu presidente del consiglio dei ministri, e come presidente del consiglio promosse l’apertura del governo a i socialisti, s così facendo cambiò per sempre la storia italiana. Negli anni 70 Aldo Romeo Luigi divenne uno dei maggiori sostenitori della politica del compromesso tra il partito comunista e la Democrazia Cristiana, ed era convinto che solo l’unione dei comuni cittadini avrebbe contribuito alla rivoluzione che in Italia doveva essere attuata a l’interno della politica. Pare inoltre che fosse un uomo del popolo, tutte le mattine andabs a messa e poi passava ore a parlare con il prete (ed era amico del papa), andava nei negozi e nei bus, non amava viaggiare con la scorta.

55 giorni:

Il 16 marzo 1978, Aldo uscì di casa per andare a lavoro come tutti i giorni. Si mise nei sedili di dietro, ed era ancora assonnato, con sé portava una borsa in pelle e dentro c’aveva dei documenti (molti dei quali non vennero mai ritrovati). In quel breve arco di minuti, a Via Fani, la macchina fece marcia indietro e prese dei chiodi che erano stati posizionati lì intenzionalmente, quando la macchina si fermo, alcuni membri delle brigate rosse iniziarono a sparare, secondo alcuni sembrava un operazione fatta a caso e invece altri hanno supposto che fosse un operazione calcolata per mesi, in ogni minimo dettaglio. Tutti gli uomini della scorta del presidente vennero uccisi, lui ancora spaventato venne preso dai brigatisti e venne caricato con la forza in altra auto. Aldo Moro venne tenuto prigioniero in un posto segreto dalle Brigate Rosse, per 55 giorni e lì dalla prigionia gli vennero scattate diverse foto che lo mostravano pallido e diffamato, lo facevano mangiare il giusto affinché non muorisse. Durante i 55 giorni in cui fu prigioniero Aldo fu processato nel cosiddetto “tribunale del popolo”, e venne gestito da Mario Moretti, qui Moretti gli fece varie domande in cui il presidente rispondeva in modo più o meno preciso. Più volte le BR cercarono di barattare Moro con Renato Curcio (leader delle BR e uno dei fondatori del gruppo estremista), ma lo stato più volte rifuto. Nel marzo del 1978 Aldo Moro fu riconosciuto colpevole e il 16 marzo, Moretti scese le scale dello scantinato con la scusa di portare il cibo a Moro e gli sparò più di 60 colpi di mitra, il corpo di Moro fu chiuso nel bagagliaio della sua Alfa Romeo Giulietta Rossa, e venne ritrovato il 9 maggio 1978, e pare di che quando Sandro Pertini prese il potere disse: “questo posto non spettava a me ma a un altro uomo”. L’eredità del “martire della DC”, è sopravvissuto fino a i giorni nostri e nel ottobre del 2014 sulle idee di Moro fu costituita la commissione d’inchiesta parlamentare, alla cui presidenza si è insediato Giuseppe Fiorini. In più Moro è diventato noto tra i giovani anche per i vari meme che circolano su Tik Tok riguardanti la sua figura e la sua tragica morte. Ancora oggi nel 2025 ci sono dei documenti su Moro che sono ritenuti segreti e saranno letti solo nel 2047, per non infangare la sua figura.

Profilo psicologico: il sogno di un utopista:

Aldo Romeo Luigi Moro nasce il 23 settembre 1916 in una famiglia semplice ma colta, dove il rispetto per la cultura, la religione e l’impegno sociale era un valore fondante. Sin da giovane, Aldo mostra un temperamento riflessivo e sensibile, con una forte inclinazione all’analisi, alla mediazione e alla ricerca di equilibri. La sua educazione cattolica e il contesto familiare lo portano a sviluppare un profondo senso di responsabilità morale e sociale, insieme a una curiosità intellettuale che alimenta il suo desiderio di conoscenza e comprensione del mondo. Durante gli anni dell’adolescenza e della giovinezza, Moro manifesta una passione per lo studio e una predisposizione naturale alla leadership discreta: prima attraverso il liceo classico a Bari, poi all’università dove si laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti. La sua esperienza nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) lo avvicina alla politica e lo spinge a immaginare un’Italia rinnovata, democratica e fondata sui valori umanisti cristiani. Questi primi passi segnano la nascita di un profilo caratteriale guidato dalla combinazione tra idealismo, pragmatismo e senso del dovere. Moro emerge come figura pubblica durante la ricostruzione post-bellica: partecipa alla nascita della Democrazia Cristiana, diventa deputato all’Assemblea Costituente e, negli anni, riveste ruoli di crescente responsabilità politica. La sua carriera dimostra un’intelligenza strategica unita a una sensibilità verso i bisogni della gente comune: crede nella mediazione politica e nel compromesso come strumenti di progresso, convinto che l’unità tra cittadini e partiti possa costruire un’Italia migliore. La sua vita privata riflette la stessa coerenza: marito devoto e padre presente, uomo semplice nei gesti quotidiani, sempre guidato dai principi di educazione e rispetto. La prigionia delle Brigate Rosse nel 1978, durante i famosi 55 giorni, mette a dura prova la sua resilienza psicologica. La sua condizione di ostaggio rivela tratti di pazienza, autocontrollo e capacità di affrontare il terrore con lucidità, pur nel terrore e nella sofferenza. Il suo comportamento in quella drammatica circostanza mostra una mente strutturata e una volontà salda, capace di sostenere una dignità morale fino alla fine. Nel complesso, Aldo Moro può essere descritto come un utopista realista: un uomo profondamente idealista, guidato da valori cristiani e umanisti, ma con una capacità rara di tradurre i sogni in azioni concrete. La sua psicologia unisce introspezione, riflessività e empatia a pragmatismo politico e spirito di servizio, rendendolo un leader che non cercava il potere fine a se stesso, ma piuttosto la costruzione di un bene comune. La sua tragica fine non ha cancellato il fascino morale della sua figura, che rimane un simbolo di dedizione, sacrificio e sogno civile.

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