«Avete visto che casino sulla Tangenziale Est?»
No, non l’avete visto. O meglio: non ve l’hanno fatto vedere.
Perché quando a finire nei guai non è “uno qualunque”, ma uno con un cognome che vale più di una finanziaria, la notizia diventa improvvisamente timida. Parla piano. Si mette in fondo alla pagina. E soprattutto evita di fare domande.
La storia, detta semplice
Ferrari Purosangue.
Tangenziale Est di Milano.
Zig-zag tra le corsie.
Botta contro una BMW.
Carambola. Guardrail. Una signora finisce in ospedale, per fortuna niente di grave.

Fin qui, cronaca normale.
Poi arrivano ambulanza e polizia. E qui parte la magia.
Alla guida – dicono – non c’era il proprietario della Ferrari, Leonardo Maria Del Vecchio, ma un altro: Daniele O., ex addetto alla sicurezza di Luxottica.
Peccato che le telecamere abbiano rovinato tutto.
Perché dai filmati si vede chiaramente chi stava al volante. E non è un’opinione da bar, è un dato tecnico: Del Vecchio guidava. E guidava pure male.
La domanda che al bar viene subito
«Scusa, ma se eri tu, perché far guidare un altro?»
No, riformuliamo: perché dire che guidava un altro?
E qui al Bar di Grazia scatta la risata amara. Perché la risposta la sanno tutti, anche chi finge di non saperla:
👉 perché pensava di poterselo permettere.
Proviamo a cambiare il cognome
Immaginate la stessa scena con:
– un muratore
– un camionista
– uno con la Panda del 2008
Stesso incidente. Stessa balla. Stesso amico che dice “guidavo io”.
Secondo voi:
- gli toglievano solo dieci punti?
- lasciavano lì la macchina?
- oppure gli smontavano pure il portachiavi?
Dai, su. Al bar non prendiamoci in giro.
Il dettaglio che fa male
Del Vecchio non è solo “figlio di”.
È anche azionista di giornali. Giornali veri. Quelli che dovrebbero raccontare le storie scomode.
E allora al Bar di Grazia qualcuno lo dice sottovoce, ma lo dice:
«Oh, ma guarda caso questa storia non fa rumore».
Nessun Mentana col cronometro.
Nessun plastico.
Nessun “caso nazionale”.
Non serve censurare. Basta lasciar cadere.
Dieci punti e via
Risultato, per ora:
- dieci punti in meno sulla patente
- nessun sequestro
- un avviso di garanzia (che non è una condanna, sia chiaro)
E la sensazione che, senza una telecamera di mezzo, stavamo parlando d’altro.
Il vero incidente
Al Bar di Grazia lo dicono chiaro:
«L’incidente vero non è quello sulla tangenziale».
Il vero botto è quando uno pensa che:
- la realtà si possa spostare
- le responsabilità si possano delegare
- e la verità si possa parcheggiare in corsia d’emergenza
Perché se ci provi, vuol dire che altre volte ha funzionato.
E allora la domanda finale, quella che resta appesa tra un caffè e un amaro, è sempre la stessa:
👉 se al posto suo ci fossi stato tu, come sarebbe andata a finire?
Silenzio.
Poi qualcuno paga il conto.
E tutti, più o meno, sanno già la risposta.

