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25 Aprile: Più di una data sul calendario, è il nostro motore


Oggi al Bar di Grazia c’è un silenzio diverso. Non è il solito chiacchiericcio di chi commenta la notizia del giorno o si lamenta del prezzo del caffè. C’è una luce particolare che entra dalla vetrata, quella luce tipica di un’alba che promette di cambiare l’aria. È il 25 Aprile.

Molti mi chiedono: “Nonno Gigio, ma vale ancora la pena parlarne?”.

Ecco, se fossi in officina, risponderei con una metafora meccanica: la libertà è come il motore di una vecchia auto. Se non lo accendi ogni tanto, se non controlli l’olio, se lasci che la ruggine dell’abitudine si mangi gli ingranaggi, poi un giorno giri la chiave e… niente. Il silenzio. E il silenzio, quando si parla di diritti e dignità, è un rumore che non mi è mai piaciuto.

La geometria della libertà

Ho passato una vita a maneggiare squadre e metri. Ho imparato che, per costruire qualcosa che stia in piedi, serve una base solida. Il 25 Aprile è la nostra fondazione. Non è un’opinione politica, è una questione di “livella”: ci dice che, per vivere insieme in una società, dobbiamo stare tutti sullo stesso piano. Senza privilegi di chi sta “più in alto” e senza le oppressioni di chi vorrebbe calpestare gli altri.

La legge che ho studiato per anni non serve a nulla se manca questo presupposto. Senza libertà, le leggi sono solo catene. Senza memoria, le leggi sono solo parole su carta ingiallita.

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Una libertà che “sa” di caffè

Al Bar, in questi anni, ne abbiamo viste di tutti i colori. Abbiamo discusso, a volte abbiamo anche alzato la voce. Ma la bellezza, amici miei, è proprio questa: poter essere in disaccordo, poter sfogliare il giornale, poter dire la propria senza guardarsi le spalle.

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La libertà non è un concetto astratto che si legge nei libri di storia. La libertà è questa:

  • Potersi sedere a un tavolino.
  • Poter guardare in faccia chi abbiamo di fronte, anche se la pensa diversamente.
  • Sapere che quella sedia, quel caffè, quella conversazione sono un diritto conquistato col sudore e con il coraggio di chi, tanti anni fa, ha deciso che “bastava”.

Il dovere della manutenzione

Non dobbiamo celebrare il passato come un pezzo da museo, da mettere sotto una teca di vetro. Il 25 Aprile va trattato come un meccanismo delicato: va oliato con la partecipazione, va regolato con il senso critico e va alimentato con la verità.

Ricordare non serve a “vivere nel passato”, ma a non inciampare nel futuro. Quando la memoria si offusca, si ricomincia a sbandare. E io, con la mia età, preferisco vedere le nuove generazioni correre dritto, su una strada asfaltata bene e senza buche.

Quindi, oggi, prendetevi un caffè. Godetevi la chiacchiera. Ma abbiate cura di questa nostra casa comune. Perché se oggi possiamo stare seduti qui, insieme, è perché qualcuno ha scelto di non stare a guardare.

Buona Festa della Liberazione a tutti.

— Nonno Gigio


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