Nuovo Dpcm: cosa è chiuso dal 26 ottobre

 

 

Con l’ultimo Dpcm emanato ieri, in vigore dal 26 ottobre al 24 novembre, il governo ha stabilito la chiusura di:

  • palestre
  • piscine
  • centri benessere e spa
  • centri termali (tranne quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza)
  • cinema e teatri sia all’aperto che al chiuso
  • sale giochi
  • sale scommesse
  • sale bingo
  • casinò

Chiusi i centri commerciali nei weekend fino al 13 novembre per ora solo in due regioni, ma non per effetto del Dpcm.

L’ordinanza della Regione Lombardia stabilisce la chiusura, sabato e domenica, delle “grandi strutture di vendita nonché degli esercizi commerciali al dettaglio presenti nei centri commerciali”. La disposizione non si applica alla vendita di generi alimentari, alimenti e prodotti per animali domestici, prodotti cosmetici, prodotti per l’igiene personale, prodotti per l’igiene della casa, piante e fiori e relativi prodotti accessori, farmacie e parafarmacie, tabaccherie e rivendite di monopoli.

Anche in Piemonte è stata disposta la chiusura nei weekend dei centri commerciali, ad esclusione degli esercizi di vendita di generi alimentari, farmacie e studi medici, locali di ristorazione e tabaccherie. L’ordinanza del presidente Cirio conferma inoltre la chiusura notturna dalla mezzanotte alle 5 di tutte le attività commerciali al dettaglio a eccezione delle farmacie e il divieto di vendita di alcolici dopo le 21 in tutte le attività commerciali, escluso il servizio di consumazione al tavolo nei ristoranti.

Cosa resta aperto

In tutta Italia restano aperti:

  • musei
  • centri culturali, sociali e ricreativi (dove però è sospesa l’attività di palestre e piscine)
  • circoli sportivi, pubblici e privati, dove l’attività sportiva e motoria è consentita all’aperto nel rispetto delle norme igienico-sanitarie
  • parrucchieri
  • centri estetici
  • negozi
  • supermercati
  • tabacchi
  • panifici
  • autogrill h24

Ristoranti, bar, pub, pizzerie, pasticcerie e gelaterie possono rimanere aperti tutti i giorni con massimo 4 persone a tavolo, ma dopo le 18 è consentito solo l’asporto e la consegna a domicilio. Non ci sono limiti d’orario per la ristorazione alberghiera.

Perché alcuni locali e ristoranti chiudono a cena nonostante possano restare aperti per l’asporto e il delivery? Per protesta contro le nuove misure restrittive o per ragioni legate ai costi, i gestori potrebbero comunque decidere autonomamente di chiudere bottega dopo le 18 e di non fare neppure servizio di asporto o consegna a domicilio. In questo caso non si tratta di una regola imposta dall’alto ma di una decisione personale.

Ricordiamo che nelle regioni in cui c’è il coprifuoco le attività della ristorazione devono chiudere agli orari stabiliti dalle rispettive ordinanze (23/24) fino alle 5 del giorno dopo. Idem i supermercati H24, chiusi durante il coprifuoco. In Campania De Luca ha rettificato l’ordinanza n. 85 consentendo l’asporto ma non oltre le 22.30.