Perché sul Mes Conte ha ragione al 100%

LUIGI DIGRAZIA
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Mentre 16 Paesi, Italia inclusa, hanno richiesto i fondi europei per la cassa integrazione (SURE), non ce n’è uno solo che abbia pensato di accedere al Mes. Eppure veniamo da mesi in cui il Fondo Salva-Stati viene dipinto come la panacea contro tutti i mali, in un dibattito che è solo italiano.

La domanda fondamentale rimane ad oggi senza risposta: se la nuova linea di credito del Mes è così conveniente, perché per fronteggiare l’emergenza nessuno Stato europeo ne ha fatto richiesta? La verità è che nessuno vuole il Mes perché è uno strumento inadeguato e rischioso. E il Presidente Giuseppe Conte è sotto attacco soltanto per aver ricordato, in risposta ad una domanda specifica, un fatto che è sotto gli occhi di tutti.

Per quanto riguarda il presunto risparmio sugli interessi l’argomento è debolissimo. L’Italia si finanzia oggi sui mercati a tassi mai così bassi, con interessi negativi sui titoli pubblici a più breve scadenza. Peraltro i tassi di interesse che il nostro Paese paga a Banca d’Italia vengono rigirati al bilancio pubblico a fine anno. Ci stiamo finanziando sostanzialmente a costo zero e non c’è motivo per chiedere un prestito ad un’istituzione finanziaria estera. Il Governo ha appena annunciato che con la Manovra aumenterà di altri 4 miliardi i fondi per la sanità pubblica e una parte dei soldi che le Regioni hanno ricevuto nel 2020 per le spese sanitarie deve ancora essere spesa.

Se non bastassero questi argomenti a fugare ogni dubbio, il Presidente Conte ne ha messi sul piatto altri due altrettanto solidi:

– accedere al Mes, soprattutto in un momento in cui nessuno lo vuole, significherebbe lanciare ai mercati un segnale molto negativo sulla nostra stabilità finanziaria. È il cosiddetto “effetto stigma”. Sarebbe ancora più assurdo in un momento in cui la Banca Centrale Europea compra in massa il debito pubblico degli Stati garantendo condizioni favorevolissime sui mercati. A questo proposito ricordiamo che il programma di acquisti della Bce durerà almeno fino al giugno 2021 ed è stato raddoppiato di recente.

– I soldi del Mes sono debito pubblico, non sovvenzioni, e il debito pubblico va ripagato. Visto che per il 2021 abbiamo già fissato il nostro obiettivo annuale di deficit, al 7%, prendere i 36 miliardi del Mes vorrebbe dire aumentare il deficit oltre quanto già stabilito e dover quindi compensare quei 36 miliardi con maggiori tasse e tagli alla spesa per tenere il deficit sotto controllo. In poche parole “austerità”, con il rischio concreto di dover tagliare altri servizi essenziali come la scuola, il traporto pubblico o la sicurezza. Non ce lo possiamo permettere.

Insomma, come ha detto giustamente Conte, il Mes non è la “panacea”. I soldi per la sanità ci sono e ci saranno sempre più in futuro, perché l’epoca dei tagli ai servizi pubblici essenziali è finita. Alle Regioni tocca spenderli al meglio e il prima possibile.

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