Ombre cinesi sull’Oms

 

L’8 aprile in una conferenza stampa il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus (nella foto) ha accusato il governo di Taiwan di essere responsabile di una serie di attacchi razzisti ricevuti negli ultimi mesi. La presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha respinto l’accusa, invitando Tedros a visitare l’isola, di fatto indipendente, ma considerata da Pechino una sua provincia ribelle. Lo scontro è avvenuto dopo che Taipei aveva più volte denunciato la sua esclusione dall’Oms, e quindi dalla condivisione di dati e informazioni per la lotta alla pandemia. Finora la strategia dell’isola contro il virus è stata molto efficace. Riconosciuta ufficialmente solo da pochi paesi, nel 2009 l’isola era stata ammessa a partecipare come osservatrice alle assemblee generali dell’organizzazione. Dal 2016, quando è stata eletta Tsai, la Cina ha però imposto l’esclusione totale. Tedros, ex ministro della salute dell’Etiopia eletto a capo dell’Oms con il sostegno cinese, a gennaio è stato criticato per aver elogiato Pechino mentre la situazione in Cina era fuori controllo. Dietro ai suoi attacchi a Taiwan molti vedono l’ombra di Pechino.

 

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