Raoul Bova ad Atreju.
Una scena che, fino a qualche mese fa, nessuno avrebbe immaginato: l’attore dal volto da bravo ragazzo, da fiction domenicale, oggi seduto tra i camerati in cerca di protezione politica, di una mano amica… o forse solo di un ombrello abbastanza grande da ripararlo dallo sputtanamento mediatico che lo ha travolto questa estate.
Sì, perché gli audio e i video schifosi che hanno fatto il giro d’Italia non li ha certo sognati nessuno: erano lì, impietosi, a ricordare che dietro la patina del personaggio rassicurante si nascondeva un lato meno elegante, meno presentabile, meno… diciamo “da tv generalista”.
E allora eccolo, Bova:
non più il protagonista di fictions zuccherose, ma il protagonista di una parabola discendente che lo ha portato dritto nel grembo caldo di chi, fino a ieri, magari avrebbe guardato con sospetto l’attore impegnato, l’attore “popolare”. Oggi invece è loro fratello, il camerata smarrito che chiede riparo.
Arriva ad Atreju senza un filo di vergogna, con la stessa naturalezza di chi suona al citofono dopo aver combinato un disastro e chiede:
“Ragazzi… mi aprite? Qui fuori fanno domande.”
E naturalmente qualcuno lo difende.
Qualcuno lo assolve.
Qualcuno vede in lui un martire, un perseguitato, un altro caso da mettere sul palco del grande vittimismo contemporaneo.
Ma la verità è semplice:
la dignità non è un costume di scena.
O ce l’hai sempre, oppure non ce l’hai quando serve davvero.
E Raoul Bova, oggi, sembra averla dimenticata da qualche parte tra un audio disgustoso e un video imbarazzante.
Adesso vuole riscrivere la storia, vuole un pubblico nuovo, una platea che lo applauda comunque. Una platea pronta a dire che il problema non è quello che ha fatto, ma che qualcuno osi ricordarglielo.
E chissà se adesso persino Don Matteo lo accetterà…
Perché dopo certi scivoloni nemmeno il parroco più indulgente sa dove mettere la faccia.
Per questo oggi il grido è uno solo:
Salvate il camerata Bova.
Perché senza un partito che lo abbraccia, senza un palco che lo protegge, senza un coro che lo copre… resterebbero solo quei video.
E quella realtà che nessun comunicato potrà mai truccare.


