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.🐣 Pasqua e “Pasque”:

Perché cattolici e ortodossi non si mettono d’accordo?

Di Anna Felicia

Se quest’anno avete programmato un viaggio nell’Est Europa o avete amici di tradizione ortodossa, vi sarete accorti di un fenomeno curioso: mentre noi abbiamo già finito le uova di cioccolato, loro magari stanno ancora digiunando per la Quaresima. Ma com’è possibile che l’evento più importante della cristianità cada in date diverse? Non è una questione di “fuso orario” della fede, ma di pura matematica e… un pizzico di testardaggine storica.

La regola d’oro di Nicea Tutto comincia nel 325 d.C., durante il Concilio di Nicea.

I “piani alti” della Chiesa decisero che la Pasqua doveva cadere per tutti nello stesso giorno: la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera (ovvero dopo l’equinozio del 21 marzo).

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Sembra facile, vero? Eppure, il diavolo (o meglio, il calcolo) sta nei dettagli. Lo scontro tra i Calendari il vero “corto circuito” è avvenuto nel 1582.

* Noi (Cattolici e Protestanti): Seguiamo il Calendario Gregoriano, introdotto da Papa Gregorio XIII per correggere i difetti di quello antico. È il calendario che usiamo tutti i giorni per segnare appuntamenti e compleanni.

* Loro (Ortodossi): Molte chiese ortodosse restano fedeli al vecchio Calendario Giuliano (quello di Giulio Cesare!). Attualmente, tra i due calendari corrono 13 giorni di differenza. Quindi, quando per noi è il 21 marzo (equinozio), per il calendario giuliano mancano ancora quasi due settimane alla primavera.Il fattore “Luna” e la Pasqua ebraica C’è poi un’altra regola che gli ortodossi osservano rigorosamente:

la Pasqua cristiana deve avvenire necessariamente dopo la Pasqua ebraica (Pesach), per rispettare la sequenza biblica degli eventi.

La Chiesa cattolica, invece, segue il calcolo astronomico gregoriano senza preoccuparsi troppo della sovrapposizione. Il risultato? A volte le date coincidono (successe nel 2025!), ma spesso si distanziano di una, quattro o addirittura cinque settimane.

👴 La Chiosa di Nonno Gigio

“Uè, Anna Felì, hai spiegato tutto bene coi numeri e i calendari, ma lasciatelo dire da chi di primavere ne ha viste tante: alla fine, questa doppia data è quasi una fortuna. Al bar di Grazia ci dividiamo tra chi tifa per il calendario di Cesare e chi per quello del Papa, ma la verità è che ci piace avere due motivi per brindare! Che sia la luna di marzo o quella di aprile, l’importante è che l’uovo sia pieno e l’agnello sia tenero. E poi, pensaci: se festeggiamo in tempi diversi, abbiamo più tempo per chiederci scusa a vicenda per le discussioni fatte al bancone.

La pace è una sola, anche se il calendario fa i capricci. Salute a tutti, gregoriani e giuliani!”

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