🎵 Note Ribelli: Quando la Musica dice “No” a The Donald
Cari amici del bar, tra un cornetto e un cappuccino oggi si parla di spartiti e tribunali. Avete seguito cosa sta succedendo oltreoceano? Non sono solo le piazze americane a essere in fiamme, ma anche i registratori di cassa degli avvocati delle star.
Sì, perché Donald Trump ha un vizio che ai musicisti proprio non va giù: usa le loro canzoni nei comizi come se fossero sue. Ma le popstar di oggi non sono tipi da restare a guardare.
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🚫 “Non nel mio nome (e nemmeno nel mio ritmo)”
La lista di chi gli ha fatto causa o ha mandato diffide sembra la classifica di Billboard. Dalle leggende comeBruce SpringsteeneNeil Young, fino alle giovanissime comeOlivia RodrigoeSabrina Carpenter. Quest’ultima è andata su tutte le furie quando ha visto la sua hit“Juno”usata per promuovere i raid della polizia di frontiera.
E che dire degli eredi diIsaac Hayes? Hanno ottenuto una vittoria storica in tribunale per l’uso non autorizzato di“Hold On, I’m Coming”. La questione è semplice: un artista mette l’anima in un pezzo e non vuole che diventi la colonna sonora di politiche che non condivide.
⚖️ La battaglia legale
Il team di Trump si difende dicendo che le arene pagano le licenze cumulative (le “Siae” americane), ma gli avvocati degli artisti ribattono con il“Diritto di Pubblicità”. Sostengono che usare una canzone di Beyoncé durante un comizio faccia credere alla gente che lei lo sostenga. E per una star, l’immagine è tutto.
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Insomma, tra una sfilata di star ai Golden Globes con le spille di protesta e i palchi blindati, la musica americana sta alzando il volume contro la Casa Bianca. E la sensazione è che il concerto sia appena iniziato.
👴 La Chiosa di Nonno Gigio
“Uè uagliù, state a sentire a me… ai miei tempi se volevi fare politica prendevi un megafono e salivi su una cassetta della frutta. Oggi invece questi vogliono fare i moderni con le canzoni degli altri.Io dico solo una cosa: la musica è come il vino buono, serve a far stare insieme la gente, non a dividerla a colpi di carta bollata. Se Trump vuole una sigla per i suoi show, facesse come facevamo noi al circolo: si comprasse una fisarmonica e imparasse a suonare, così almeno non deve pagare i danni a nessuno! Ma poi, dico io, con tutte le canzoni che ci sono, proprio quelle di chi lo odia deve andare a scegliere? È come se io venissi qui al bar di Grazia a cantare le lodi del decaffeinato… ma per piacere!”
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