🍷 Al Bar di Grazia – Il giorno dopo il referendum


– Responsabilità, questa sconosciuta

Stamattina al bar non servivano zucchero: bastavano le dichiarazioni del ministro Carlo Nordio.

“Mi assumo la responsabilità politica… però il vero vincitore è l’ANM.”

Traduzione simultanea dal politichese:
“È colpa mia… ma in realtà no.”

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Al tavolino d’angolo parte la prima stilettata:
“È come se uno sbaglia un rigore e poi dice che il portiere ha festeggiato troppo.”

E infatti il nome dell’Associazione Nazionale Magistrati gira nel bar più del cucchiaino nel caffè: il “vero vincitore”, il convitato di pietra, il colpevole perfetto.

“Geniale,” dice uno.
“Perdi un referendum e riesci pure a trasformarlo in una vittoria… degli altri.”

Ma il capolavoro è la parola “responsabilità”.

Perché qui, al Bar di Grazia, la responsabilità è una cosa seria:
è quando paghi il conto. Tutto. Senza cercare il resto, senza dare la colpa al barista, alla macchinetta o al meteo.

Nonno Gigio, che di conti ne ha visti tanti, si sistema gli occhiali e affonda:

“Ormai la responsabilità è come il prezzemolo: la mettono dappertutto… ma non sa più di niente.”

Risata generale. Amara.

Poi qualcuno prova a chiudere la questione:
“Alla fine è semplice: quando vincono è merito loro, quando perdono è un complotto. Cambiano i governi, non cambia mai la scusa.”

Nonno Gigio alza il bicchiere, guarda fuori e lascia il sigillo:

“Il problema non è perdere.
È voler avere ragione anche quando hai torto.”

E al Bar di Grazia, per un attimo, cala quel silenzio che vale più di mille comizi.


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