Nonno Gigio e tutti gli amici del bar che leggono la rassegna stampa

☕ “Fuoco sulla Pace”: Discussione al Bar di Grazia


“La responsabilità politica ha un nome e un cognome. Non accettiamo che la strategia di un leader passi sopra la vita dei nostri militari. La sovranità dell’ONU non è un’opzione, è un limite invalicabile anche per Netanyahu.”

Moderatore:Nonno Gigio

Partecipanti:Il giovane Marco (studente), il Maresciallo in pensione, e la Signora Maria (edicolante).


Nonno Gigio:(Picchia il cucchiaino sul bicchiere per chiedere silenzio)“Bon bon, state bboni tutti! Ho capito che il sangue bolle, e ne avete ben ragione. Colpire le basi UNIFIL dove ci sono i nostri ragazzi non è solo un errore di mira, è un errore di testa. Ma cerchiamo di parlarne senza ribaltare i tavolini. Marco, tu che studi, che dicono i tuoi libri di questa faccenda?”

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Marco:“Dicono che è un disastro, Gigio! Quei soldati sono lì per ordine dell’ONU, non per fare la guerra. Se Israele spara sulle torrette dei caschi blu, sta dicendo al mondo che le regole non valgono più. È un precedente pericolosissimo: se salta il rispetto per la bandiera dell’ONU, in Libano diventa il far west.”

Il Maresciallo:(Interviene con voce ferma)“Esatto, Marco. Ma c’è di più. Io quei ragazzi li conosco, qualcuno è partito proprio da qui vicino. Sono professionisti, sanno stare al mondo, ma se ti arrivano i colpi di carro armato addosso mentre sei in postazione fissa, non puoi fare nulla. È un’umiliazione per la nostra divisa e per lo Stato. Il governo deve alzare la voce, e non di poco!”

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La Signora Maria:“Ma io dico, ma come si fa? Hanno le telecamere, i satelliti, sanno pure quanti peli ha un gatto… e non vedono una base dei caschi blu? Al mio paese si chiama arroganza. Io ho paura per quei poveri ragazzi e per le loro madri che non dormono la notte.”

Nonno Gigio:(Si toglie gli occhiali e sospira)“La Maria ha toccato il punto. Qui la tecnologia c’entra poco, è una questione di rispetto. Israele dice che deve difendersi, e va bene, ma non si può difendere la propria casa bruciando quella del vicino che sta provando a portare la pace. I nostri soldati in Libano sono come l’arbitro in una partita di calcio finita a rissa: se picchi l’arbitro, la partita è finita per tutti.”

Maresciallo:“E quindi che facciamo, Gigio? Scriviamo un cartello fuori dal bar?”




🪵 Il tavolo si scalda: La responsabilità di Netanyahu

Nonno Gigio:(Posa il giornale sul tavolo con un colpo secco)“Sentite qui, però. Non possiamo dare la colpa solo al soldato che ha premuto il grilletto sul carro armato. Quello esegue ordini. Il vero nodo è chi quegli ordini li permette o non li ferma. Parliamo di Netanyahu.”

Marco:“Esatto, Gigio. La responsabilità politica è enorme. Netanyahu sta portando avanti una strategia dove il ‘fine giustifica i mezzi’, ma se i mezzi includono sparare sulle basi ONU, allora quel fine sta diventando isolamento totale. Non è solo una questione militare, è che lui sta ignorando ogni richiamo della comunità internazionale, compresi quelli dell’Italia che è sempre stata un partner amichevole.”

Il Maresciallo:(Scuote la testa)“In gergo si chiama ‘catena di comando’. Se un carro armato colpisce una postazione fissa e segnalata per giorni, non è un errore di un singolo sergente. Significa che dall’alto è arrivato il messaggio che ‘tutto è permesso’. Netanyahu, come capo del governo, ha il dovere di garantire la sicurezza dei diplomatici e dei peacekeeper. Se non lo fa, la responsabilità umana è sua: sta mettendo consapevolmente in pericolo vite di soldati di nazioni amiche.”

La Signora Maria:“Ma lui non risponde a nessuno? Possibile che un uomo solo possa decidere di ignorare il mondo intero?”

Nonno Gigio:(Inforca gli occhiali)“Vedi, Maria, la politica a quei livelli diventa una questione di sopravvivenza personale. Molti dicono che lui abbia bisogno della guerra per restare in sella. Ma c’è un limite morale. Quando decidi che la sicurezza del tuo confine vale più della vita di un soldato della pace che è lì proprio per evitare il peggio, hai perso la bussola umana. Non è solo politica, è arroganza verso la vita degli altri.”

Marco:“E la cosa grave è che così facendo mette in difficoltà anche noi che abbiamo sempre cercato il dialogo. Se lui non si ferma, costringe l’Italia e l’Europa a cambiare faccia. Non si può essere amici di chi ti prende a fucilate in casa tua (perché quella base, per trattato, è territorio protetto).”

Nonno Gigio:“Appunto. Allora aggiungiamo una riga al nostro foglio:‘La politica non può calpestare l’umanità. Chi guida un popolo ha il dovere di rispettare chi lavora per la pace, non di usarlo come bersaglio.’Questo lo scriviamo in rosso, così si legge bene anche dal fondo della piazza.”



🇪🇺 L’Europa assente e i Ministri “di facciata”

Marco:“Ma l’avete vista l’Europa? Dov’è? Si riempiono la bocca di ‘valori comuni’ e ‘difesa europea’, ma quando sparano ai soldati di un Paese membro, l’unica cosa che sanno fare è scrivere un comunicato dove si dicono ‘profondamente preoccupati’. La preoccupazione non ferma i carri armati.”

Il Maresciallo:(Sbatte il pugno sul tavolo)“È quello che dico io! L’Europa è un gigante di carta. Se fossimo un’unione vera, la risposta sarebbe stata immediata e corale: sanzioni, richiamo degli ambasciatori, un blocco unico. Invece ognuno guarda il suo orticello: la Germania sta zitta per i suoi sensi di colpa storici, la Francia va per conto suo, e noi restiamo col cerino in mano.”

La Signora Maria:“E i nostri ministri? Al telegiornale sembrano dei leoni, dicono che ‘è inaccettabile’, che ‘Israele deve spiegare’… ma poi? Netanyahu nemmeno gli risponde al telefono o, se lo fa, promette indagini che non finiscono mai. Mi sembra tutta una recita per calmarci, ma sotto sotto non hanno il coraggio di battere i pugni davvero.”

Nonno Gigio:“Hai ragione, Maria. La reazione dei nostri sembra quella di chi deve fare la faccia scura per il pubblico, ma poi dietro le quinte spera che la notizia passi in fretta. Mandare una protesta formale è il minimo sindacale, ma qui serve di più. Se tocchi un soldato italiano, stai toccando lo Stato. Se lo Stato risponde solo con le veline stampa, allora quello Stato è debole.”

Marco:“Il problema è che l’Europa non ha una voce sola perché non ha un esercito solo. Finché saremo ventisette staterelli che tremano davanti alle crisi, saremo sempre irrilevanti. I nostri ministri fanno ‘facciata’ perché sanno di non avere una forza vera alle spalle che non sia quella degli americani.”

Nonno Gigio:(Sospira)“Insomma, siamo al solito punto: a chiacchiere sono tutti campioni del mondo. Ma la realtà è che i ragazzi nelle basi in Libano sono soli. L’Europa è un’entità che non si vede quando c’è nebbia, e i nostri ministri sembrano attori di una recita di provincia mentre il mondo brucia.”


Nonno Gigio:“Facciamo di meglio. Scriviamo che questo bar, dal primo all’ultimo cliente, non accetta che la pace venga presa a cannonate. Scriviamo che siamo orgogliosi dei nostri soldati perché restano lì, fermi, nonostante tutto. La forza non è di chi spara, ma di chi sta al suo posto per proteggere gli altri. Oste! Porta un foglio grande e un pennarello nero, che qui firmiamo tutti.”

Il Manifesto del Bar

“I soldati italiani in Libano non sono bersagli, sono la nostra coscienza. Chi spara a un casco blu, spara alla speranza di tutti noi. Il Bar di Grazia sta con i nostri ragazzi.”

“Basta con le ‘preoccupazioni’ di facciata! Chiediamo un’Europa che parli con una sola voce e un Governo che difenda la divisa non solo a parole, ma con fatti politici concreti. L’Italia non è un bersaglio mobile.”


“Allora, questo foglio lo appendiamo fuori o abbiamo paura che passi il vigile a dirci che è troppo politico?”

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